Maria Madre di Dio e il mistero dell’educazione lattea del Salvatore
Se il battesimo è l’ammissione del fedele nella Chiesa e significa la nascita al cielo, il nutrimento spirituale dei primi anni – il latte – è il procedere nella fede, la lenta crescita che somiglia a quella fisica dell’infanzia.
Il latte ha un “punto iniziale della simbologia” nelle parole di San Paolo (I Cor 3, 2 ) «Vi ho dato da bere il latte». Da qui le figurazioni antiche dei “pastori in procinto di abbeverare le pecore con dei piccoli recipienti colmi di latte, o della madre buona che nutre con latte della verità e la cattiva che nutre serpenti al suo seno”.
Devotamente, in molti luoghi d’Italia, di Francia e di Spagna viene custodita una importante reliquia del latte della Madonna. A una grotta nelle vicinanze di Betlemme si recano in preghiera le puerpere cristiane e musulmane perché si racconta che qui da Lei sia caduto in terra durante la fuga in Egitto (v. G. Henz-Mohr, Lessico di iconografia cristiana).
Sempre con religioso affetto in occidente si è rappresentata in dipinto o scultura la Madonna del Latte con il Bambino attaccato al seno; la quale in ambito ortodosso corrisponde alla greca Panaghia Galaktotrophousa (la Tuttasanta che nutre con il latte).
Il significato del latte e dell’allattamento spirituali è riportato nella Polyanthea Mariana del padre Ippolito Marracci († 1675) dei Chierici della Madre di Dio. Si trova in molti attributi conferiti a Maria dai Padri della Chiesa e dai teologi fino al tempo dell’autore.
Tra questi i seguenti ...
[MARIA è:]
LATTE, mai liquido, perché mai defluisce (si perde), né può defluire (perdersi attraverso il peccato.
LATTE, non liquido, ma coagulato, perché la grazia divina mai defluisce, ma in Lei si è solidificata e confermata fin dall’istante della sua Concezione.
MADRE nostra veramente, per mezzo della quale siamo nati, per mezzo della quale siamo nutriti, per mezzo della quale cresciamo; perché per mezzo di Lei non siamo nati al mondo, ma a DIO: per mezzo di lei siamo nutriti non del latte della carne, ma di quello, di cui l’Apostolo dice in 1 Cor 3: «vi ho dato latte da bere, non cibo solido»; per mezzo di lei cresciamo, non nella grandezza del corpo, ma nella virtù dell’anima.
MADRE di Cristo, per il Concepimento, e (Madre) dei fedeli per la dottrina e l’insegnamento esemplare; inoltre nella Vergine c’erano due modelli di buon vivere: la castità e l’umiltà, che ci ha proposto come esempio, e con le quali, simili a mammelle, ha allattato il popolo fedele, come la Madre il figlio.
MEDIATRICE, non può esserci di più adatta presso Dio di Maria, che ha concepito, partorito, allattato, allevato e portato Dio all’età adulta; e se altre donne hanno questa caratteristica per mitigare frequentemente il vigore dei loro mariti con le loro preghiere, ciò è appropriatissimo di quella donna, che sola e potentissima, con le sue sante preghiere, potrà mitigare il rigore della Maestà divina contro i peccatori che provocano la loro punizione.
NAVE, fatta dalla divina Trinità, composta dalla fermezza di tutte le virtù, dalla pienezza di tutte le grazie e di tutte le buone opere, il cui istigatore fu lo Spirito Santo, che la governava e la adornava di virtù preziose, vale a dire, l’oro della sapienza, l’argento dell’eloquenza, i frutti fragranti della santa opinione, il cibo di tutte scritture e dei comandamenti di Dio, la carne dell’agnello immacolato, l’olio della compassione e della pietà, il sale della discrezione, il latte della benignità e della dottrina, le specie aromatiche di tutte le virtù, il fuoco dell’amore divino, ma ricoperto dalle ceneri dell’umiltà, il legname delle buone operazioni; e questi beni da custodire erano in lei un cuore umile, uno spirito mite, una mente calma, una fronte timida, sopracciglia abbassate, occhi di colomba, una bocca silenziosa, labbra dal morso fine, una lingua veritiera, un gusto moderato, un tatto pronto per le buone opere, un’andatura modesta, piedi proibiti da ogni sentiero malvagio e una sensualità interamente soggetta alla ragione (Idiota - Raimondo Giordano).
NUTRICE nostra, che ci lava dalla feccia dei peccati, che ci conforta anche nella culla quando piangiamo, che allatta i bambini affamati, che ci attira con le sue lusinghe, che ci cura e ci nutre con le sue delizie.
OLIVO, i cui frutti sono le opere di una vita attiva e contemplativa, per poter porgere l’orecchio a Dio, per prestare attenzione con le preghiere ai divini segreti, per nutrire il Bambino Gesù con il latte – e cose simili.
PECORA, che ci nutre con il latte della sua devozione, che ci pasce con la carne di suo Figlio, che Lei stessa ha dato alla luce, e che ci riveste con la veste della grazia in questo mondo e nella gloria nel futuro.
PECORA, per la reciproca conoscenza, poiché le pecore conoscono il Pastore e il Pastore conosce le sue pecore; e allo stesso modo Cristo ha riconosciuto sua Madre in questa vita, obbedendole come figlio, nella morte affidandola al suo discepolo, dopo la morte conducendola alla gloria eterna e ponendola alla sua destra. E Lei ha riconosciuto Cristo nel grembo materno, nutrendolo per nove mesi, fuori dal grembo alimentandolo e nutrendolo con latte verginale, con fiducia governandolo nel mondo come suo figlio e associandolo al patibolo.
PECORA, per la sua vera semplicità, perché una pecora non fa male a nessuno, ma serve tutti, perché nutre con il suo latte, pasce con la carne e veste con la lana: e similmente la Beata Vergine non fa mai male a nessuno, ma ci nutre con le sue dottrine, ci pasce con i suoi meriti e ci adorna con i suoi esempi, o ci nutre con il latte della sua devozione, ci pasce con la carne del suo Figlio, che lei stessa ha dato alla luce, e ci riveste con la veste della grazia in questa vita e della gloria nel futuro.
FANCIULLA, con il cui latte fu nutrito Colui che nutrì tutto ciò che respira.
MIRRA, dal balsamo verginale della santità, stillante mirra, cioè latte, a Cristo, come cantano nei Cantici: un fascio di mirra, mio diletto, dimorerà tra i miei seni.
TERRA promessa, nella quale scorre latte e miele, cioè il Salvatore a noi promesso che genera il lattante nell’umanità e l’uomo celeste nella vita, candido nell’innocenza e dolce nell’indulgenza, abbondante nella misericordia, notevole nella giustizia, piccolo nell’umiltà, sublime nella potenza, piccolo e amabile infante nel presepe, grandissimo nei cieli ed estremamente degno di lode.
VASO, ammirevole per la sua conformità, poiché il contenuto nel vaso assume la forma del vaso, non al contrario, come si vede nell’acqua o nel latte congelati in un vaso o in una campana, la quale assume la forma di uno stampo; e al contrario qui fu così, perché il contenitore si trasformò in base alle esigenze del contenuto e la natura umana è assimilata alla Divinità.
VERGINE, che ha dato alla luce il principio, priva di principio, un bambino superiore ai tempi, progenie della vergine prima dei secoli, eterno, che sugge al seno, più vecchio della madre, lattante che allatta tutti, rivestito di forma umana, splendore di Dio, povero in apparenza, senza un re che gli succeda.
VERGINE, che hai allattato il Datore del latte, saziando il nostro cuore affamato e gemente con ogni conoscenza e con divina compunzione.
Con riferimento al latte spirituale, padre Marracci riporta anche delle notizie su un teologo francese del XVII secolo poco conosciuto: Damien Perrot dei frati Minori Recolletti della provincia di Santa Maria Maddalena, il quale scrisse Annulus Matris Virginalis (Anello della Madre Verginale), opuscolo in cinque piccoli trattati. In esso – traduciamo dalla Polyanthea – la Santissima Vergine Madre di Dio viene mostrata nella lattea educazione del Salvatore, non dimezzata, né divisa, né spartita, ma intera e perfetta e viene proposta da venerare somma e integra nella sua maternità con i voti speciali dei fedeli nel dolce mistero dell’educazione lattea di Cristo (Parigi, Edmund Couterot, 1654).
Paola Ircani Menichini, 6 febbraio 2026. Tutti i diritti riservati.
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